Lei Jun: strategie per il futuro ed economia verticale

Il Festival della Primavera, conosciuto globalmente come Capodanno Cinese, ha inaugurato il nuovo anno che secondo lo zodiaco cinese corrisponde a quello del maiale. Iniziamo l’articolo dicendo questo perché il maiale è un simbolo importante in Cina poiché rappresenta abbondanza, solidarietà, ricchezza e collettivismo, tutti valori fondanti per Xiaomi, e i caratteri per “famiglia” e “casa” incorporano in loro il simbolo della zanna del maiale. Proprio per questa occasione Qualcomm, come d’abitudine, ha lanciato un’intervista con i grandi chief in charge delle OEM cinesi, una sorta di riunione tra i grandi della tecnologia dove non è mancato Lei Jun.

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Lei Jun: strategie per il futuro ed economia verticale di Xiaomi

Qualcomm ha rilasciato il contenuto dell’intervista del fondatore e CEO di Xiaomi, che avrebbe esaminato i risultati dell’azienda dell’ultimo anno e pianificato gli obbiettivi futuri. Secondo lui Xiaomi dalla sua fondazione nel 201o ha affrontato otto anni di durissimo lavoro fino a diventare il quarto produttore di dispositivi mobili prima in Cina e poi nel mondo, stabilendosi in seguito come la più grande piattaforma IoT del globo.

Lei Jun xiaomi ceo

Per quanto riguarda in particolare l’ala smartphone Lei Jun ha affermato che Xiaomi possiede in totale 5 brands dopo la divisione con Redmi, che sono per l’appunto quest’ultima, Xiaomi, Meitu, POCOPHONE e Black Shark. Questa strategia di commercio che chiameremo strategia multi-brand, a prima vista sembra una semplice diversificazione del mercato dello stesso marchio ma la realtà è un’altra: i brand agiscono come fossero indipendenti dal marchio principale nonostante sulla carta siano tutti proprietà di Xiaomi e dunque si viene a creare un’economia verticale per ognuno, dove ogni prodotto è destinato ad una fascia di mercato e di utenza. Quali sono le differenze tra i cinque marchi e quali saranno le prospettive di questa strategia? Semplicemente sviluppare prodotti diversificati per utenze diversificate. Xiaomi produrrà device di punta, sempre nel rispetto delle tasche degli utenti con le linee Mi, Mix, Max e Note; Redmi continuerà a produrre dispositivi mobili destinati alla fascia medio-bassa ma comunque dotati di prestazioni degne. Si pensi all’ultimo Note 7 con la fotocamera da super top di gamma ma con un prezzo decisamente irrisorio rispetto alla concorrenza che propone uno smartphone equivalente ma con una cifra a tre zeri; Meitu (ancora sconosciuto in occidente) si dedicherà all’utenza femminile e si concentrerà sul fronte fotografico con i suoi innumerevoli filtri e algoritmi di bellezza; POCOPHONE è un marchio ormai internazionale che punta esclusivamente al rapporto qualità-prezzo proponendo prodotti di bassissimo costo ma con altissime specifiche; infine Black Shark si dedicherà allo sviluppo di smartphone per il gaming.

Qui lasciatemi spazio per un’ipotesi: tempo fa Lei Jun ha ammesso che il futuro di Xiaomi sarà l’IoT e la domotica: se l’obbiettivo fosse quello di lasciare il mercato dei top di gamma a Redmi per concentrarsi su di esse? Se Redmi continua su questa linea allora inizierà a produrre dispositivi che ora produce solamente Xiaomi. Staremo a vedere.

lei jun xiaomi

Dunque questo sviluppo verticale dell’economia di Xiaomi potrà permettergli un giorno di diventare una sorta di gigante (come se adesso non lo fosse) in qualunque settore della tecnologia. Non dimentichiamoci infatti che l’azienda produce anche altro come computers, elettrodomestici o addirittura strumenti non smart ma comunque utili alla vita quotidiana come asciugamani o scarpe. Se vogliamo azzardare con questa definizione possiamo dire che Xiaomi diventerà in un futuro non troppo lontano il più grande supermercato del mondo, dove è possibile acquistare beni di qualunque sorta senza aver paura di spendere troppo.

Noi fans non possiamo che augurarci questo, in quanto siamo molto affezionati sia al marchio che ai prodotti, ma dall’altra parte dovremmo anche pensare che se davvero questo fosse l’obbiettivo finale allora l’azienda non dovrà mai e poi mai smettere di fare ricerca onde evitare uno stagnamento dell’economia tecnologica. Ma più di noi dovrebbero aver paura gli altri OEM che fino ad ora, oltre che a produrre smartphones o PC, si sono limitati a produrre per terzi (si pensi a Samsung che è anche il maggior produttore di display al mondo o Yamaha che produce motori per moltissime case automobilistiche) piuttosto che produrre loro stessi strumenti da immettere nel mercato.

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Giovane studente di lingua cinese con il sogno di trovarsi immerso nel mondo della tecnologia. La passione per la lingua e per il Paese di Mezzo mi hanno portato in xiaomitoday.it. Mail: [email protected]

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