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Xiaomi risponde a Forbes sulla violazione della privacy: ecco la verità!

Solo ieri vi abbiamo messi a conoscenza di come Forbes abbia accusato Xiaomi di rubare i dati relativi all’uso dello smartphones. Secondo la nota testata giornalistica il brand collezionerebbe dati in maniera poco raccomandabile e li stiperebbe in servers remoti lontani da occhi “discreti”. Per maggiori informazioni circa l’inchiesta di Forbes vi invitiamo a leggere questo articolo. Sin da subito Xiaomi si è dichiarata estranea ai fatti e se inizialmente ha agito con un semplice comunicato stampa, stanotte da Pechino sono arrivate delle risposte ufficiali e complete di prove che dimostrerebbero l’azione trasparente del nostro amato brand.

Nessuna negligenza da parte di Xiaomi: il tracciamento dei dati è assicurato e le accuse di Forbes infondate, oltre che scorrette

Il comunicato stampa, che trovate in fonte, chiarisce la situazione partendo da come effettivamente Xiaomi colleziona i dati. Sono due i tipi di dati che il brand assume quando un utente utilizza i suoi smartphones e naviga in rete.

  • raccolta di dati aggregati sulle statistiche di utilizzo: i dati (come informazioni di sistema, preferenze, utilizzo delle funzionalità dell’interfaccia utente, reattività, prestazioni, utilizzo della memoria e rapporti sugli arresti anomali) vengono aggregati e non possono essere utilizzati da soli per identificare alcun individuo (diversamente da quanto afferma Forbes nella sua inchiesta);
  • sincronizzazione dei dati di navigazione dell’utente: i dati di navigazione (cronologia) di un utente vengono sincronizzati quando l‘utente ha effettuato l’accesso su Mi Account e quando la funzione di sincronizzazione dei dati è impostata su “On”.

Il brand oltretutto conferma che nella modalità incognito i dati non sono sincronizzati (secondo punto) ma tuttavia i dati aggregati circa le statistiche di utilizzo (primo punto) sono raccolti. Da quanto ne sappiamo questi tipi di dati sono gli stessi che Facebook e Google prendono quando utilizziamo le loro applicazioni. Quindi niente di troppo scandaloso considerando che ormai tutto gira sui servers di Big G.

Nel comunicato, Xiaomi allega anche delle immagini a supporto di quanto dice. In particolare nella prima vediamo come siano generati dei token completamente anomini per il tracciamento dei dati (al contrario di quanto afferma Forbes).

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Di seguito invece vediamo come i dati relativi alle statistiche (punto primo) non siano raccolti da Sensor Analytics come ha scritto Forbes. Questi vengono piuttosto fatti girare su domini proprietari di Xiaomi, come dimostra la scritta “miui”.

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Infine, relativamente alla decriptazione che l’utente esperto di cybersicurezza ha ammesso di fare, Xiaomi allega le foto che attestano alcuni dei protocolli di sicurezza. In particolare sono quattro le certificazioni ricevute da società e organizzazioni di terze parti internazionali (come TrustArc e British Standard Institution) che hanno certificato le pratiche di sicurezza e privacy degli smartphones Xiaomi e delle sue app predefinite, incluso l’imputato Mi Browser.

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La risposta delusa di Xiaomi alle accuse infondate di Forbes

In merito alle parole utilizzate dal Forbes sull’articolo, Xiaomi si è espressa ”delusa” e crede che “ritiene che la segnalazione travisi completamente i fatti“. Una cosa che ha dell’incredibile è che il giornalista, prima di scrivere e pubblicare l’articolo, ha preso contatti con Xiaomi ponendo numerose domande. Dalla sua il brand ha risposto in maniera chiara e trasparente (si legge nel comunicato) ma nonostante tutto “l’articolo pubblicato non rifletta accuratamente il contenuto e i fatti che sono stati comunicati” in sede di intervista.

Al momento non è chiaro quale dei due “schieramenti” abbia ragione ma personalmente credo che un attacco portato in questa maniera sia una mossa non proprio corretta da parte di una testata giornalistica come Forbes.

Abbiamo bisogno della vostra opinione. Cosa pensate di tutta questa faccenda? Anche voi vi sentite “spiati” come il giornalista di Forbes?

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Fonte | Xiaomi

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Studente di mediazione linguistica specializzato in lingua cinese. Un po' nerd, un po' appassionato di tecnologia "bazzico" da sempre intorno al mondo degli smartphones.

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