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Xiaomi riacquista le proprie azioni dall’IPO di Hong Kong

Il 2018 per Xiaomi è stato un anno ricco di successi ma anche di piccole batoste, spesso legate proprio a successi che sino rivelati invece tutto il contrario. E’ d’esempio su tutti l’ingresso in borsa tramite l’IPO di Hong Kong, che fin da subito ha lasciato presagire risultati piuttosto deludanti, al di sotto delle aspettative che la società di Lei Jun aveva preventivato. Il problema non è solo di Xiaomi, ma in realtà è esteso a tutto il settore teconologico cinese, ma tornando a noi, l’azienda ha cercato di correre ai ripari riacquistando buona parte delle azioni vendute, e nello specifico parliamo di un pacchetto di 6 milioni di azioni, che Xiaomi ha riacquisito sotto la propria ala evitando il crollo a causa delle vendite da parte degli investitori intimoriti dopo un periodo di lock-up.

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Secondo le fonti locali cinese, la compagnia ha acquistato azioni di Classe B ad un prezzo medio di 9,76 HKD  (circa $ 1,24 ), per un totale di circa 60 milioni di HKD, tradotti approssimativamente in 7,6 milioni di dollari. Il consiglio d’amministrazione Xiaomi ritiene che le attuali risorse dinanziarie del gruppo consentono il riacquisto delle azioni mantenendo al contempo una solida posizione finanziaria, evitando quindi il crollo definitivo del proprio titolo in borsa.

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Xiaomi riacquista le proprie azioni dall’IPO di Hong Kong

Il prezzo delle azioni di Xiaomi è crollato di circa il 20% nei giorni precedenti la scadenza del periodo di lockup della società di sei mesi. La società ha visto il suo valore di mercato quasi dimezzarsi da quando è diventata pubblica a Hong Kong lo scorso luglio, causa anche la crisi del settore del mercato degli smartphone. La scorsa settimana, il prezzo delle azioni della società è sceso del 3% in seguito alla vendita di 231 milioni di azioni di classe B da parte di un investitore non divulgato. Gli analisti ritengono che le prestazioni aziendali della società, in particolare nei servizi Internet, non siano state abbastanza entusiasmanti e non abbiano migliorato la fiducia degli investitori.

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Strano a giudicare che solo nel 2018, Xiaomi ha spedito quasi 1 miliardo di dispositivi. Fortunatamente per la società cinese non esiste solo il business legato all’hardware, ma parte del suo business è legato ai servizi internet come la fruizione di musica e film online per circa 220 milioni di utenti. Servizi che hanno rappresentato per l’azienda il 9,3% delle entrate totali del terzo trimestre del 2018. Ad ogni modo le sorti della società sembrano legaarsi ancor più a servizi astratti, quali lo sviluppo dell’intellogenza artificiale, su cui Lei Jun punta molto e su cui ha già dedicato un forte investimento di circa 1,5 miliardi di dollari sui prossimi 5 anni.

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Nerd, Geek, Netizen, termini che non mi appartengono. Semplicemente me stesso, amante della tecnologia e provocatorio come Xiaomi fa con i suoi prodotti. Alta qualità a prezzi onesti, una vera provocazione per gli altri brand più blasonati.

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