Refresh rate e frequenza di campionamento al tocco: cosa sono e perchè (o no) puntare su un valore elevato

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Sugli ultimi smartphone immessi sul mercato, che siano appartenenti alla fascia alta o bassa del mercato, i produttori tengono a sottolineare il valore del refresh rate, comunemente chiamata frequenza d’aggiornamento dello schermo, ovvero un valore espresso in hertz (Hz) il quale indica il numero di immagini che lo schermo può visualizzare al secondo. Tale valore più è alto e più permette la fruizione di contenuti multimediali in maniera fluida, ma oltre a questo valore ne esiste anche un altro, sempre misurato in Hz, che spesso viene confuso con il valore sopracitato e trattasi della frequenza di campionamento al tocco.

Valori simili per certi versi ma del tutto diversi, in quanto la frequenza di campionamento al tocco non solo ha valori più alti ma soprattutto non esprime la qualità e la fluidità dell’immagine a schermo. Quindi vediamo assieme come questi due valori possono influenzare l’utilizzo dello smartphone e su quale puntare, in caso di scelta di un nuovo dispositivo d’acquistare.

Frequenza di campionamento al tocco: a cosa serve?

La frequenza di campionamento al tocco possiamo definirla come il numero di volte al secondo in cui lo schermo si aggiorna per capire se è stato toccato o meno, valore che come già detto viene espresso in Hz. Quindi uno smartphone che nelle sue specifiche riporta una frequenza di campionamento al tocco di 240 Hz, significa che il controllo sullo schermo se toccato, avviene 240 volte in un secondo. Quindi, più veloce o più alta è la frequenza del tocco, più istantanea sarà la risposta al tocco dello schermo . Pertanto, la frequenza tattile serve a darti la sensazione di una risposta immediata quando interagisci con lo schermo del tuo telefonino.

Pertanto un valore basso provoca la “latenza di visualizzazione”, ossia il ritardo nella risposta dello schermo. Più bassa è la frequenza del tocco, più tempo è necessario per visualizzare l’azione che si verifica quando si preme un pulsante sullo schermo, giusto per fare un esempio.

Scopriamo i valori più popolari sugli smartphone Android ed i vantaggi di un’alta frequenza

Una volta capito (più o meno) a cosa si riferisce il valore della frequenza di campionamento al tocco e cosa significa, entriamo nel dettaglio del valore espresso in hertz, dal quale possiamo ottenere il tempo esatto che impiega lo schermo per rilevare l’input tattile, un tempo espresso in millisecondi. Tra i valori più popolari troviamo:

  • 60 Hz – Lo schermo può rilevare un nuovo tocco ogni 11,67 millisecondi;
  • 90 Hz – Lo schermo può rilevare un nuovo tocco ogni 11,11 millisecondi;
  • 120 Hz – Lo schermo può rilevare un nuovo tocco ogni 8,34 millisecondi;
  • 240 Hz – Lo schermo può rilevare un nuovo tocco ogni 4.167 millisecondi;
  • 360 Hz – Lo schermo può rilevare un nuovo tocco ogni 2,78 millisecondi;
  • 480 Hz – Lo schermo può rilevare un nuovo tocco ogni 2.084 millisecondi.

Qualsiasi valore al di sopra dello standard (60 Hz) può essere considerato una frequenza di tocco elevata, comportando alcuni vantaggi nell’utilizzo giornaliero dello smartphone, come ad esempio una reazione immediata al tocco e al movimento dello schermo, come per un banale swipe, con un feedback del movimento più naturale e meno “legnoso”. Migliora anche la precisione, incidendo in maniera significativa negli utilizzi più professionali, come il foto/video editing, ma soprattutto la precisione e velocità del tocco, permette l’esperienza ludica nel gaming ad alte prestazioni, seppur in questo ambito entrano in campo altre variabili, come l’hardware ed il software dello smartphone etc.. Possiamo però esprimere il concetto che a parità di condizioni hardware e software, due smartphone con frequenza d’aggiornamento diverse, restituiranno la probabilità al giocatore in possesso del valore di frequenza al tocco più elevata, di vincere ad esempio in giochi PvP poichè il personaggio eseguirà le azioni in modo più veloce, ad esempio sparare, saltare, correre etc.., avendo ricevuto i comandi del giocatore qualche millisecondo prima.

Un valore alto porta solo vantaggi oppure qualche svantaggio?

Se ho posto la domanda è perchè non sempre si ottiene un vantaggio da una frequenza di aggiornamento del tocco elevata. Infatti lo schermo che esegue come azione la ricerca di un tocco più volte al secondo, si tramuta in un maggior consumo della batteria e quindi calo nell’autonomia dello smartphone. Peraltro, questo valore non può essere modificato, come nel caso del refresh rate (frequenza d’aggiornamento) e quindi il consumo enegetico non può essere preservato. E’ pur vero che l’impatto di questo svantaggio non è così enorme come si può pensare, ma su alcuni device con batteria già limitata e con software non ottimizzato alla perfezione con l’hardware, la questione energetica potrebbe diventare un grosso problema, impattando anche sulla longevità dello smartphone stesso.

Differenze tra frequenza del tocco e frequenza di aggiornamento

Come già detto qualche paragrafo sopra, la frequenza di aggiornamento o refresh rate, è il numero di immagini che uno schermo può visualizzare al secondo, influenzando la fluidità delle immagini e la frequenza del tocco nel tempo di risposta dopo un’interazione.

La frequenza del tocco è solitamente due volte più veloce del valore del refresh rate, motivo per cui molti produttori la promuovono per farti credere che lo schermo sarà in grado di funzionare a un’enorme frequenza FPS. Quindi non farti ingannare, tenendo sempre a mente le differenze tra i due valori:

  • Touch Rate: numero di volte in cui un tocco dello schermo viene controllato al secondo. Influenza la sensibilità al tocco e la risposta del pannello. Più alto è questo valore, più lo schermo sarà sensibile al tocco;
  • Refresh Rate: numero di immagini visualizzate sullo schermo al secondo. Influenza la fluidità delle immagini che potrai vedere nel pannello. Più alto è questo valore, più lo schermo apparirà fluido.

Esistono due modi per sapere quale frequenza di aggiornamento del tocco ha lo schermo del tuo smartphone, di cui la prima e la più banale, consiste nel verificare le specifiche tecniche messe a disposizione dal produttore, spesso anche all’interno del software del telefono oppure si possono utilizzare applicazioni di terze parti di cui ti lascio due esempi qui in basso:

Conviene utilizzare sempre il valore più alto di refresh rate sul proprio smartphone?

La risposta è…dipende. Se siete appassionati di gaming probabilmente sarete soggetti ad utilizzare il massimo valore del refresh rate, oppure se siete soliti “smanettare” col display mentre se siete degli utenti moderati, che utilizzano lo smartphone in maniera standard, il consiglio è quello di puntare su uno smartphone che non “pompi” i due valori in oggetto, perchè molto probabilmente non noterete la differenza con uno smartphone classico, trovando quindi ingiustificato il prezzo che avrai pagato per il device prescelto.

E’ innegabile però che un valore elevato di refresh rate e di frequenza di campionamento al tocco, offrano un’esperienza migliore, almeno nel panorama Android, perchè ad esempio se messo a paragone un iPhone 13, che quindi ha un banale refresh rate a 60 Hz, con alcuni device top di gamma del mondo Android (non tutti), vi assicuro che la promozione la do al device della mela morsicata.

Emanuele Iafulla

Emanuele Iafulla

Nerd, Geek, Netizen, termini che non mi appartengono. Semplicemente me stesso, amante della tecnologia e provocatorio come Xiaomi fa con i suoi prodotti. Alta qualità a prezzi onesti, una vera provocazione per gli altri brand più blasonati.

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