
Nessuno se lo sarebbe aspettato, ma Xiaomi guarda oltre l’elettrico puro. Un brevetto depositato a inizio dicembre rivela che l’azienda sta sviluppando tecnologie per veicoli ibridi e a serbatoio tradizionale, segnale di una strategia più ampia di quanto il mercato si aspettasse considerando le ultime dichiarazioni rispetto all’andamento settore delle EV. Insomma, potrebbe arrivare davvero la prima auto Xiaomi a benzina in futuro.
Auto Xiaomi a benzina: nuovo brevetto svela i piani
Il documento, pubblicato dall’amministrazione cinese della proprietà intellettuale (qui una foto), descrive un sistema software per stabilizzare l’indicatore del livello carburante. Un problema banale all’apparenza, eppure chiunque abbia guidato conosce il fastidio di quelle lancette che ballano nervosamente a ogni curva o sobbalzo.
Il meccanismo che sarà su questa auto Xiaomi a benzina funziona attraverso confronti continui: calcola il valore mostrato sul cruscotto, lo paragona ai dati dei sensori nel serbatoio e, quando la differenza supera una certa soglia, applica correzioni graduali fino a riallineare i due valori.
Quello che ci chiediamo però è: perché un’azienda lanciata nell’elettrico investe risorse su tecnologie legate al carburante? La risposta sta probabilmente nei modelli extended-range, quei veicoli che affiancano batteria e motore termico per eliminare l’ansia da autonomia. Xiaomi starebbe preparando lo YU9, un SUV da oltre 5,2 metri proprio con questa configurazione, dove gestire con precisione il livello del serbatoio diventa essenziale.

I numeri suggeriscono che l’azienda sa cosa sta facendo: mezzo milione di veicoli consegnati dal lancio nell’aprile 2024, obiettivi annuali già superati, quasi 50.000 unità al mese negli ultimi periodi. Con questi ritmi di crescita, ogni dettaglio conta nella percezione di qualità.
La scelta di non puntare su sensori e tecnologia più sofisticata racconta qualcosa della filosofia di Xiaomi: risolvere problemi che già esistono attraverso tecnologie che abbiamo, mantenendo i costi contenuti.
Una formula che ha funzionato negli smartphone e che ora l’azienda sta applicando sistematicamente all’automotive, costruendo pezzo dopo pezzo una piattaforma modulare capace di adattarsi a qualunque tipo di propulsione il mercato richieda.






