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App di Xiaomi nel mirino: ancora problemi con sicurezza e dati

Chi segue il mondo della tecnologia saprà sicuramente di come l’India in questo periodo sia sul piede di guerra con la Cina per quanto riguarda gli smartphones. In particolare, per farla breve, il primo paese sta cercando di boicottare i prodotti cinesi tra cui gli smartphones per problemi relativi alla gestione dei dati utilizzati sugli stessi dispositivi. Nonostante una parte di mondo vicino alla tecnologia come molti influencers e bloggers indiani (uno tra tutti Mukul Sharma) non sia d’accordo con questa scelta, l’altra parte supporta la decisione del governo di bandire alcune applicazioni cinesi, tra cui quelle di Xiaomi. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo.

Dopo i problemi di privacy sollevati da Forbes, anche l’India ha deciso di muoversi contro Xiaomi: alcune app verranno probabilmente bandite

Se inizialmente questa bufera ha riguardato i prodotti cinesi in generale, nelle ultime ore alcune aziende nello specifico stanno avendo problemi con i piani alti del governo indiano. L’intelligence del paese infatti avrebbe ammonito diverse applicazioni di numerosi brand poiché accusate di non agire con trasparenza in merito alla gestione dei dati, della privacy e del tracciamento. Sono 52 le applicazioni cinesi messe nel mirino e come avrete capito alcune sono anche di Xiaomi.

Xiaomi OAID IMEI Data Privacy

Le apps di proprietà di Xiaomi che sono state accusate sono Mi Community, Mi Store, e Mi Video call-Xiaomi. Un alto funzionario del governo indiano ha affermato che la raccomandazione delle agenzie di intelligence di bandire queste applicazioni è stata recentemente sostenuta dal Segretariato del Consiglio di Sicurezza Nazionale, il quale ritiene che queste potrebbero essere dannose per la sicurezza dell’India. La sicurezza di cui si parla è riferita all’invio di dati sensibili su server al di fuori dell’India. Un po’ quello di cui era accusata la nostra azienda quando venne messa sotto torchio dall’inchiesta di Forbes.

Ricordiamo che pochi giorni dopo lo scoppio di questa bolla è apparsa sul PlayStore di Google un’applicazione che si chiamava “Boicotta le applicazioni cinesi” in risposta alle presunte illegalità delle apps in questione. In ogni caso le indagini sono in corso e non riguardano solamente Xiaomi ma anche altri giganti come TikTok, Zoom, SHAREit e Clean-master. Come abbiamo detto in precedenza, molte figure legate al mondo della tecnologia non sono molto favorevoli a questo tipo di azioni legali nei confronti di determinate aziende. Anche noi pensiamo che sia una mossa esagerata: provate ad immaginare l’India senza prodotti di Xiaomi…o viceversa magari. Quali sarebbero le conseguenze dal punto di vista economico?

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Fonte | Hindustantimes

Gianluca Cobucci
Gianluca Cobucci

Appassionato di codice, lingue e linguaggi, interfacce uomo-macchina. Tutto ciò che è evoluzione tecnologia è di mio interesse. Cerco di divulgare la mia passione con la massima chiarezza, affidandomi a fonti certe e non "al primo che passa".

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